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About ECM

“L’Italia deve ancora sfornare un musicista di jazz più completo del trombettista Enrico Rava. Dai tardi anni sessanta, quando era presente sulla scena avant-garde di New York, Rava ha guadagnato rinomanza in virtù di un istinto deciso e di un suono piacevole e brunito. Da un certo momento in poi è divenuto parte della cultura popolare italiana e, più significatamente, mentore deii migliori talenti del suo paese.”
Nate Chinen, New York Times

“The Words and the Days”, il nuovo album in quintetto di Enrico Rava, inizia dove “Easy Living” ci aveva lasciato. Il molto acclamato ritorno di Rava alla ECM nel 2003 non è stata solo la reintroduzione a uno dei più eleganti e inventivi musicisti europei, è stata anche una significativa possibilità di far ascoltare una vera band. Questo aspetto non sorprende meno nel caso di “The Words and the Days” con il pianista Andrea Pozza, dotato di grande spirito di squadra, che rimpiazza il virtuoso solista Stefano Bollani; il senso e gli scopi del gruppo sembrano raddoppiarsi. Profondamente ancorato alla tradizione, ferreo nei ritmi eppure flessibile, il quintetto è capace di raccordarsi istantaneamente ai mutevoli umori di Rava. Particolare soddisfazione deriva dal creativo rapporto che Enrico instaura con il trombonista Gianluca Petrella che, si potrebbe dire, è il compagno che meglio divide con lui la frontline dai giorni in cui Roswell Rudd e Rava associarono i propri nomi in band alternativamente guidate, ma tutto il gruppo, in conclusione, è in una forma perfetta.

Lo spettro di Rava è vasto. Di recente Pat Metheny si è espresso sul trombettista: “una singolare concezione della melodia e della musica in generale, che istantaneamente mi ha offerto all’ascolto ciò che più avrei amato udire, in un’unica, magnifica, incredibile confezione”. (Down Beat, Gennaio 2006) Nessuna forzosa concisione e un procedere naturale, non dimostrativo, questa la forza e il fascino dell’arte di Enrico Rava.
Nato nel 1939 a Trieste è uno dei pochi musicisti ad aver esplorato quasi tutta la storia del jazz. Ha cominciato con il trombone, ispirato da Kid Ory, in una band Dixieland per poi passare alla tromba dopo aver visto Miles Davis suonare con Lester Young a Torino, nel 1956. Diventa musicista jazz a tempo pieno nei primi anni sessanta su incitamento di Gato Barbieri che nel 1964 lo chiama nel suo gruppo. A Roma poi incontra Steve Lacy ed inizia a fare tournee con lui, registrando il classico “The Forest and the Zoo” (ESP) a Buenos Aires nel 1966. Attraverso Lacy entra in contatto con la Jazz Composer’s Orchestra a New York (Rava suona in “Escalator Over The Hill” di Carla Bley) e con Cecil Taylor. Ha fatto il suo debutto su ECM con “The Pilgrim And The Stars” nel 1975, con John Abercrombie, Palle Danielsson e Jon Christensen. Successive registrazioni ECM includono gruppi con Roswell Rudd (“Enrico Rava Quartet”, 1978) e Dino Saluzzi (“Volver”, 1986). Ha fatto anche concerti e registrato con la Globe Unity Orchestra di Alex Schlippenbach (“Compositions”, 1979). Ma a dispetto di quanto “free” fosse il contesto, Rava è sempre risultato un trombettista melodico, che non rinuncia al canto. L’aspetto lirico sia che suoni che componga si è sviluppato nel tempo ma già negli anni settanta Rava poneva a contrasto, sulla tromba, un suono pastoso e “romantico” con tendenze decisamente più libere. Questo è uno dei soggetti di “Dr. Ra and Mr. Va”, un pezzo ascoltato per la prima volta su “The Plot”, 1976, e rivisitato ora su “The Words and the Days”.
Un altro interesse costante di Rava è il rivolgersi al mondo sonoro di Don Cherry e Ornette Coleman di cui troviamo riferimenti sia su “Easy Living” che su “Tati” (2004), la registrazione in trio con Stefano Bollani e Paul Motian. Ora è la volta, per il quintetto, di interpretare “Art Deco” di Don Cherry.

Il repertorio è composto altrimenti da Rava stesso, eccetto “Traps” del batterista Roberto Gatto, “Sogni proibiti” del contrabbassista Rosario Bonaccorso, e lo standard “The Wind” – il brano di Russ Freeman che Chet Baker usava interpretare. “Echoes of Duke”, dalla penna di Rava, evoca l’Ellington degli anni del Cotton Club, almeno nei primi passaggi, mentre “Serpent” è un pezzo ondeggiante la cui vaga traiettoria ci ricollega al Miles dei tardi anni 60 - anche se chiaramente questi brani portano l’inconfondibile marchio della personalità musicale di Rava. Il pezzo che dà il titolo al cd è un’esempio particolarmente efficace del suo sfrenato gusto melodico nel contesto di una ballad liberamente intesa, “Secrets” è una composizione cui è spesso tornato negli anni... Insomma, un ricco e variegato programma.

Il nuovo pianista Andrea Pozza (nato nel 1965 a Genova) ha cominciato a suonare jazz all’età di 13 anni nei club di Genova. Ha accompagnato moltissimi musicisti americani, tra cui Lee Konitz, Chet Baker, Slide Hampton, Charlie Mariano, Sal Nistico, George Coleman, Al Grey, Jimmy Knepper e altri ancora. Ha soprattutto sviluppato la collaborazione con il sassofonista Steve Grossman.

Il trombonista Gianluca Petrella (nato nel 1975 a Bari) suona con Rava già da un decennio. All’inizio di carriera ha lavorato con Roberto Ottaviano, Carla Bley, Greg Osby, Lester Bowie e altri. Ha fatto il suo debutto su ECM nel 2001 con “Charmediterranéen” della Orchestre Nationale de Jazz(ONJ) diretta da Paolo Damiani, con Anouar Brahem e Gianluigi Trovesi. Nel 2005 ha pubblicato un album come leader con Blue Note che seguiva quello per Auand del 2001. Petrella lavora regolarmente con la cantante Cristina Zavalloni.

Il contrabbassista Rosario Bonaccorso (nato nel 1957in Sicilia) possiede l’assai riconosciuta abilità di suonare “in the tradition” ed è stato apprezzato sideman di artisti internazionali come, tra gli altri, Benny Golson, James Moody, Lee Konitz, George Coleman, Clark Terry and Cedar Walton. É anche leader di un proprio quintetto in cui milita Andrea Pozza.

Roberto Gatto (nato nel 1958 a Roma) è stato associato, a momenti alterni a Rava per un periodo di oltre 20 anni. In una recensione Down Beat, ebbe a scrivere del batterista di Enrico, “Gatto ascolta e risponde: Tony Williams e Jack DeJohnette nello stesso tempo.” La sua ispirazione è più vasta in ogni caso e, non da ultimo è stato influenzato da batteristi “free” tra cui spicca Han Bennink. Gatto ha suonato con un vasto numero di talenti jazz internazionali, tra cui: Tommy Flanagan, Michael Brecker, John Abercrombie, Johnny Griffin, Steve Lacy, Phil Woods, Joe Zawinul, Pat Metheny e molti ancora.

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